Merano, parco giochi per enofili

di Fiorenzo Sartore | tutti gli articoli dell'autore
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La prima cosa che vuoi capire, entrando al Kurhaus di Merano, è se davvero i ristoranti sono tutti pieni. Se, insomma, le cose stanno andando benone mentre lo spread, i bond e la BCE dicono il contrario. Il Wine Festival di Merano è lontanissimo, in cima allo stivale e praticamente in Austria. E' costosissimo, per entrare servono circa 80 Euro al giorno, e quanto pensi di aver finito di pagare tiri fuori 10 Euro per un bicchiere, uso cauzione. Eppure gli aficionados arrivano in massa. C'è, soprattutto, un popolo di enofili attratto dalla possibilità, credo unica in Italia, di assaggiare decine e decine di etichette stellari. Alcuni produttori, che sono letteralmente icone planetarie, sono qui: basta accomodarsi. Ben presto si capisce che Merano è un gigantesco, rutilante parco giochi per enofili, o enostrippati, chiamali come vuoi. E' chiaro che l'assaggiatore tecnico, che desideri testare con la calma necessaria un vino per valutarlo, qui resta deluso: si assaggia in piedi, uno via l'altro, in una contraddanza di prodotti uno più spaventoso dell'altro, uno più asfaltante dell'altro; alla fine ti prende una compulsione orgiastica e vorresti toccare tutto, gustare tutto, e invece, come è naturale, vai presto in saturazione, ti prendi le dovute pause, chiacchieri con mille amici come te attratti dal parco giochi, e qualche assaggio te lo perdi per forza. La cosa peggiore del Merano Wine Festival, in definitiva, è quando vai via.

Restano alcuni vini scolpiti nella memoria. Credo che per aumentare la competenza dell'enofiliaco sia sempre determinante l'assaggio-benchmark, cioè l'esperienza sensoriale che riesca a fissare dei termini di paragone, che funzionino da punto di riferimento per ogni valutazione successiva. Pure nella caoticità di questa rassegna (in effetti l'afflusso a tratti oceanico rendeva impossibile avvicinarsi ad alcuni tavoli) io porto a casa una serie di ricordi per i quali, come si dice "dopo non sarà più la stessa cosa". Per esempio, eccone una minimissima selezione totalmente random.

Chateau Angelus 2008 (93/100). Cominciamo col botto. Un Saint-Emilion immenso, e basta mettere il naso nel bicchiere per capire: sensazioni balsamiche, frutto profondo, inebriante. Bocca da urlo, dispiega lunghezza esorbitante ed eleganza. Ammirazione e invidia. Quando troverò chi bofonchia qualcosa contro "i vini francesi", saprò perché fulminarlo con un'occhiata. (Extra nota: il mio punteggio è stato duramente criticato via Twitter da Andrea, e rileggendo le mie annotazioni temo che abbia ragione lui). Prezzo per bottiglia: dai 200 Euro in su.

Chateau Lynch Bages 2006 (95/100). Quando prendo appunti a volte scrivo cose totalmente irrituali. Qui per esempio ho scritto: "bocca spiazzante, leva il fiato, tanto". Il fatto è che i descrittori usuali sembrano inadeguati, quando ti imbatti in questa specie di apparizioni gustative. Un rosso molto concettuoso, che certamente meriterebbe un assaggio lungo, ponderato e tranquillo, ma qui va così. Il prezzo di questa bottiglia si aggira intorno ai 120 Euro.

Chateau Guiraud 2001 (95/100). Nella classifica dei Cru di Sauternes, Guiraud è tra i 1er Cru classificati dopo il leggendario Yquem. Assaggiando questo 2001, dalla dolcezza complessa e dal passo solenne, viene da pensare a quanto fosse esatta quella classifica. E' utile testare un Sauternes di queste dimensioni, che provenga da un'annata appena più matura rispetto alle altre disponibili in assaggio, perché pochi vini come il Sauternes soffrono ad essere bevuti (troppo) presto. Ciò detto, Guiraud 2001 raggiungerà la maturità nel secolo prossimo, credo. Prezzo: circa 80 Euro.

Es 2009, Gianfranco Fino (95/100). Rosso pugliese da uve Primitivo, perennemente al centro del dibattito perché tanto, troppo di tutto: tanto frutto, tanta materia, praticamente un vino masticabile, esondante, lussurioso. Esattamente il motivo per il quale me lo porterei nella tomba. Reperibile intorno ai 35 Euro (a trovarlo).

Barbaresco Ronchi 2008, Albino Rocca (90/100). Altro vino da dibattito, per gli stessi argomenti di cui sopra. Interpretazione del nebbiolo modernista ma non spericolata, secondo me, perché gli elementi di concentrazione liquirizia-caffè-legno balsamico lo rendono inevitabilmente friendly, ma con una classe che lo salva dallo svacco. Avercene, modernisti così. Prezzo pure lui sui 35.

Langhe Nebbiolo 2008, Roberto Voerzio (88/100). Voglio segnalare questo rosso (apparentemente) minore di Voerzio, se non altro per il rapporto prezzo/prestazioni. Che riferito a Voerzio è favorevole, dato che, ad esempio, il suo Barolo Rocche dell'Annunziata (91/100) viene via per quasi 200 euri. Qui, invece, siamo in grado di approcciare la mitica griffe di Voerzio, discussa anche a causa del suo listino, senza patemi. Questo è un rosso dal frutto concentrato, godibile e godurioso, e non si sviene a leggerne il prezzo, sui 28 Euro.

Alla fine di questo breve estratto, bisognerebbe rispondere alla domanda iniziale. Questa fiera enologica, in parte identificabile come una fiera dei luxury wines, è una cosa contemporanea? Le notizie che sono riportate in prima pagina, quelle che parlano di spread bond e BCE, sono totalmente stridenti con tutto questo. La verità è che si va a Merano appunto come ad un parco giochi, poi si torna sulla Terra e si fa in modo di mettere assieme questi mondi apparentemente distantissimi. Buona fortuna a noi tutti che ci proviamo.
9 November 2011