C'era una volta, fino a qualche anno fa, una rassegna che si chiamava Festival del Franciacorta. In un paese lontano lontano, sulle rive del Lago D'Iseo, i migliori produttori dello spumante locale, il Franciacorta, si radunavano in una villa elegante (Villa Lechi) e fieri di tanta
lochéscion disponevano le mercanzie affinché prodi cavalieri (buyer, aficionados e clientes vari) che giungevano da ogni dove potessero valutare quei vini ed eventualmente pianificare gli acquisti.
Ma com'è, come non è, tutte le favole prima o poi finiscono ed il Festival del Franciacorta
non si fa più. Perlomeno, non nello stesso modo: il prossimo 17 e 18 settembre si terranno una serie di degustazioni ospitate, ognuna, a casa dei singoli produttori; una specie di "cantine aperte" Franciacorta's edition. Niente più kermesse collettiva in qualche mega-villa o struttura specifica, che possa ospitare tutti i partecipanti. Come mai? Il motivo è da un lato ottimo, e dall'altro strabiliante: troppo successo. Troppi partecipanti, troppo pubblico, ergo è divenuto impossibile trovare una sede adatta sul piano logistico. Tra i commenti a
questo post di TerraUomoCielo l'ufficio stampa del Festival, nella persona di Francesco Angius, ha motivato così il fattaccio: "sarebbe stato da irresponsabili organizzare il Festival nel medesimo luogo, senza la possibilità di offrire un contesto adeguato ai produttori e soddisfando contemporaneamente le attese dei visitatori. Infatti già nell’edizione 2009 le presenze avevano abbondantemente superato la quota di 6000 con alcuni disservizi. L’edizione del 2010 ha registrato la presenza di 15000 persone. Quindi il Consiglio d’Amministrazione del Consorzio, in previsione di un maggiore afflusso, ha cercato soluzioni alternative a Villa Lechi".
Ora probabilmente io esagero a buttarla in caciara politica, ma non posso fare a meno di notare che la cosa assume, anche, i contorni di una curiosa lotta di classe: tra le grandi, gloriose aziende franciacortine che hanno dimore sfarzose e, appunto, castelli da favola, ed alcuni piccoli produttori che non possono flettere i muscoli nello stesso modo, perché hanno una sede parecchio più tranquillizzante, senza lussi o (semplicemente) senza gli stessi spazi. Facciamo un esempio concreto: chi avesse il piacere di visitare
Ca' del Bosco (un'aziendina a caso) dovrebbe varcare il famoso cancello scolpito da
Arnaldo Pomodoro (quello che vedete nella foto). Oltrepassato l'eliporto, avrebbe accesso ad una cantina (si fa per dire) che ospita una serie spettacolare di installazioni artistiche, sculture e varie mirabilia. C'è chi può, e
loro può, senza stare tanto a discutere.
Chi invece scegliesse di visitare (un altro esempio a caso) la dimora di
Cascina Clarabella, forse troverebbe il confronto alquanto impietoso - con tutto il rispetto che merita il Franciacorta prodotto da Clarabella. Ecco, la parola magica qui è
confronto. Una rassegna enologica che ospita tutti i produttori in una stessa sede consente il confronto tra i singoli prodotti: cosa che ho personalmente potuto effettuare, quando ho visitato un passato Festival del Franciacorta. E indovinate un po'? Alcuni jellatissimi produttori sprovvisti di castelli esibivano vini spettacolari, mentre le donne, i cavallier, l'arme e gli amori dei blasonati di successo non bastavano ad evitare assaggi deludenti. Ora il confronto ravvicinato sembra diventato impossibile, per i motivi logistici che abbiamo visto. Resta il fatto che, per qualche produttore outsider, ritrovarsi momentaneamente sprovvisti di castelli o ville (fanno sempre comodo) significa anche vendere meno: le masse, pare, sono attratte da ville e castelli.
[Immagine: Performingardens.org - Qui tutte le info sul Festival].